La mietitura del grano

Pubblicato il da peppino

Nei primi giorni di luglio si incominciava la mietitura del grano che dalle nostre parti ha sempre abbondato anche nelle stagioni meno favorevoli , I braccianti uscivano in piazza e seduti su un lungo sedile di pietra sotto il palazzo baronale nella piazza principale , aspettavano che i così detti padroni , li reclutassero per la giornata . e così avveniva , ma in certe circostanze la manodopera bracciantile era in ogni caso insufficente , spece durante i tempi di guerra e quindi si affidavano alle paranze leccesi " Gruppi di braccianti quasi sempre inesperti " essi si avviavano dal salento a piedi e spesso per risparmiare le scarpe li legavano uno all' altra e li portavano a spalla camminando scalzi e candando  melodiche canzoni di pizzica leccese .

Una volta sui campi si davano le falci i cannuoli da infilare alle dita per proteggersi da tagli e un avantiere ( grembiule di cuoio ) e pagliette per proteggersi dal sol leone e così dall' alba al tramonto al canto di cicala e ronzio di mosche  si procedeva a tagliare i  germiti di grano formando dei covoni  , cantando  e scherzando  si alleviava la fatica , ogni tanto passava il  guardiano con un  contenitore di terra cotta  chiamato " Cocm " pieno di acqua del pozzo fresca e leggera per dissetare i braccianti .

A mezzo giorno la campana del paese e il sole annunciava l'ora di pranzo , e così che si  disponevano sotto un albero in genere di Perazzo spargendo a terra una tovaglia a quadrettoni rosso bianco , una insalatiera colma di pomodoro, cipolla, sedano e olio di oliva veniva consumata spesso con forchette di canna appuntite , il salame che aveva atteso per ben 8 mesi nell' olio di oliva  veniva affettato dal capo paranza e un fiasco di vino in legno chiamato " L Joscharidd'  "  con un cannello posto all'imbocco faceva il giro dalla paranza . Anche in quelle occasioni non mancavano i furbi , che per  mangiare più del dovuto , vi gettava nel cibo  zambe di cavallette o addirittura cavallette intere scoraggiando i colleghi  a continuare il pranzo , per non parlare poi dei piccoli proprietari cosi detti " Casarole " che per alimentare la paranza vi cucinavano  semplici lumache con cipolla e origano , Giustificando il fatto che bisognava tenersi leggeri sotto il sol leone .

Si riprendeva il lavoro e a sera il trainiere passava con il traino o un altro arnese chiamato  "la tragghia "simile a una slitta trainato da un mulo o cavallo e in alcuni casi dove la miseria era più accentuata si usavano i così detti cancelli (antichi contenitori simili a culle  ) venivano raccolti i covoni formando cataste in prossimità dell' aia dove veniva a fine mietitura  pigiati  da Cavalli e muli  che venivano fatti girare in torno in torno al mulattiere trasformando i covoni in paglia da svendolare  al vento per separare  i chicchi di grano dalle spighe . il grano posto in enormi sacchi di  tela veniva caricato  sulla retina dei muli e trasportato in paese dove metà veniva portato al mulino e metà veniva stipato in enormi cassoni che serviva per le semenze e per le tasse , per pagare il barbiere , il calzolaio ecc. ecc. misurandolo con contenitori denominati " stppuidd' , Quartar , Mnzuett'  ecc.  "  .

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